Un caffè con l'autore: Giovanna Garbuio

Joe Vitale

Ti capita mai di sentirti nel caos più assoluto, dove tutto va storto? E la mente corre, vuole risolvere, sistemare, controllare… L’Ho’oponopono parte proprio da qui: dal ricordarti chi sei davvero, dalla tua grandezza spirituale, da quella parte profonda che sa che nulla deve essere aggiustato perché tutto è già esattamente com’è necessario che sia per la tua evoluzione.
Diario dell’Ho’oponopono – 100 giorni per trasformare la tua vita”, scritto da Giovanna Garbuio, ti accompagna alla scoperta della tua vera essenza. Ti invita a riconoscere che ogni esperienza è uno specchio, un riflesso che ha bisogno di presenza. Proprio come dice Giovanna: “Ogni esperienza, anche la più dolorosa, è un riflesso che in noi richiede luce e attenzione.”
Pagina dopo pagina entri in un percorso quotidiano che ti guida a rispondere alla vita con maggiore consapevolezza, invece di reagire automaticamente per paura o abitudine. E qui l’Ho’oponopono è chiarissimo: la responsabilità personale non è colpa, ma potere. È il potere di scegliere come leggere ciò che accade e, conseguentemente, scegliere come rispondere a ciò che incontri lungo il cammino.
Ogni pagina del diario ti propone uno spazio di osservazione, di pulizia interiore, di ascolto, con riflessioni ed esercizi pratici. E pian piano, giorno dopo giorno, scoprirai che stare bene non significa controllare tutto, ma ritornare alla tua vera essenza.
È uno strumento luminoso, semplice e profondo, che ti aiuta a ricordarti chi sei e ad attraversare le esperienze con più pace, fiducia e amore.

Cara Giovanna, quale messaggio desideri che il lettore porti con sé anche dopo aver completato i 100 giorni?

Il messaggio che desidero rimanga vivo, anche molto oltre i 100 giorni, è che la pace, la chiarezza, la fiducia e l’Amore che cerchiamo non sono qualcosa da ottenere… sono qualcosa da riconoscere. Sono già dentro di noi, sempre, anche quando non le sentiamo. Il percorso dei 100 giorni non serve a “diventare” qualcosa, ma a ricordarci chi siamo davvero. Vorrei che il lettore sentisse profondamente, nel corpo prima che nella mente, che non c’è niente da aggiustare, non c’è niente da conquistare, non c’è niente da meritare, non c’è nessuna versione migliore di sé da raggiungere. C’è solo da togliere il rumore, sciogliere uno strato della cipolla alla volta, fino a tornare alla propria luminosità naturale.
Ho’oponopono non è qualcosa che si fa per 100 giorni e poi si smette, è uno stato dell’essere che resta, una qualità dello sguardo che si radica, una presenza che comincia a muovere ogni gesto quotidiano. Il mio desiderio è che ogni lettore porti con sé la certezza che la vita è sempre dalla sua parte, anche quando sembra difficile. Che gli eventi non sono ostacoli, ma messaggi. Che la responsabilità è libertà, non colpa. Che ogni istante può essere una scelta d’Amore.

Perché secondo te la scrittura è uno strumento così efficace nella pratica quotidiana?

La scrittura è uno degli strumenti più potenti che abbiamo per portare consapevolezza nella vita quotidiana, e lo è per molte ragioni profonde. Quando scriviamo, creiamo un ponte tra il dentro e il fuori. Quello che normalmente rimane confuso, indistinto o intrappolato nel flusso mentale prende forma, si chiarisce, si libera. La scrittura rallenta la mente e la rende trasparente. Le parole che mettiamo sulla carta non sono mai solo parole, sono porzioni di energia che si organizzano, si allineano e ci permettono di vedere ciò che, finché rimaneva solo “pensiero”, non riuscivamo a riconoscere davvero. E poi c’è un aspetto ancora più sottile. Moltissime persone leggono i Registri Akashici scrivendo. Non è un caso. La scrittura ispirata è uno dei modi più naturali per mettersi in connessione con l’Oltre, con quella parte di noi che sa, che vede, che guida. Quando scriviamo lasciando fluire, senza controllare, senza giudicare, diventiamo canale. Le parole arrivano come ispirazione, come chiarimenti, come risposte che non nascono dalla mente logica, ma da uno spazio di coscienza più ampio. Per questo, nella pratica quotidiana, la scrittura diventa un alleato indispensabile. È un gesto semplice ma profondamente trasformativo. Ci aiuta a fare ordine dentro, a riconoscere ciò che sentiamo davvero, a rilasciare ciò che pesa e ad ascoltare ciò che vuole emergere. Scrivere è un atto d’Amore verso di sé. È un modo per dire: “Mi vedo, mi ascolto, mi prendo cura di ciò che sono.” Facendolo la nostra vibrazione cambia, e con lei cambia anche la nostra esperienza della vita.

Quali sono i fraintendimenti più comuni sulla pratica dell’Ho’oponopono?

Ce ne sono diversi, ed è naturale che sia così, perché Ho’oponopono è semplice, ma non è per niente superficiale. E soprattutto non è quello che la mente vorrebbe che fosse. I fraintendimenti più frequenti nascono proprio dal fatto che lo guardiamo con gli occhi della mente invece che con quelli della consapevolezza.
Il primo e forse più diffuso fraintendimento è pensare che Ho’oponopono sia un sistema di problem solving, una sorta di tecnica per sistemare ciò che non funziona. Ma Ho’oponopono non “aggiusta” nulla… semplicemente perché non c’è niente da aggiustare. Le situazioni non devono essere rimesse a posto, sono già perfettamente dove devono essere per mostrarci ciò che dobbiamo vedere. Un altro equivoco molto diffuso e come abbiamo visto conseguente a questo, è credere che Ho’oponopono “metta le cose al posto giusto”, come se fosse una bacchetta magica che organizza la realtà secondo i nostri desideri. In verità è proprio il contrario, è la pratica che ci porta a riconoscere che le cose sono già al posto giusto. Siamo noi che, attraverso l’allineamento, iniziamo a vedere la bellezza del posto giusto.
C’è poi l’idea che Ho’oponopono sia il mantra, che la pratica si riduca a ripetere “Scusa, grazie, ti amo” (o le formulazioni alternative) come se fossero formule magiche. Il mantra è uno strumento, non la pratica. La vera trasformazione non nasce dalle parole, ma dalla vibrazione con cui le viviamo. Ho’oponopono è un modo di essere, non una formula magica. Tuttavia, non è affatto vero che “ripetere non serve” (e questo è un altro fraintendimento molto diffuso) Serve eccome. La ripetizione è lo strumento che ci porta gradualmente all’incarnazione del suo significato. Non è necessario “sentire” le parole mentre le diciamo, né entrare in uno stato emozionale speciale. Il Dr. Hew Len ripeteva continuamente: “Just do it” Possiamo ripeterle “anche a denti stretti” (diceva) in un momento difficile, di rabbia, di frustrazione, senza percepire nulla. La vibrazione cambia comunque, perché la trasformazione avviene nella profondità dell’inconscio, non nello sforzo del sentire.
Un altro fraintendimento comune è pensare che possiamo guarire gli altri. In Ho’oponopono non guarisco te, non correggo te, non cambio te. Io porto armonia in me, ed è questo che ristabilisce equilibrio nella mia percezione e, di conseguenza, nella relazione con te. Non lavoriamo sugli altri, lavoriamo sul riflesso che l’altro accende in noi.
Infine, c’è il malinteso più sottile che è quello di credere che l’obiettivo di Ho’oponopono sia “far succedere qualcosa”. In realtà l’obiettivo è tornare a essere chi siamo. E quando torniamo a essere chi siamo, quando la nostra vibrazione cambia, è naturale e ovvio e indispensabile che anche la realtà esterna si riallinei alla nostra nuova consapevolezza. Ho’oponopono non è uno strumento per ottenere, ma una via per ricordare. Ricordare la perfezione che già è, la pace che già esiste, l’Amore che già siamo.

Ringraziamo Giovanna per la sua gentile disponibilità e vi invitiamo a consultare il suo nuovo Diario dell’Ho’oponopono, trovate tutte le info al link in basso.
Un abbraccio,
 

Laura di Crescitaspirituale.it

Giovanna Garbuio - Nuovo Diario dell'Hoponopono

Il diario di Giovanna Garbuio lo puoi trovare a questo LINK

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